Anna M. Chiavacci Leonardi, Parole del "Paradiso", pp. 99-103.

 

La specificità della lingua del Paradiso è la presenza costante in filigrana della lingua latina, in particolare di quella di Virgilio e della Scrittura. Per illustrare tale qualità, ovvero il "latinismo paradisiaco di Dante", la Chiavacci propone due esempi: conflare, raro latinismo usato in Paradiso XXXIII 89 per caratterizzare le sustanze e accidenti quasi conflati insieme, e l'aggettivo fulvido attributo usato per descrivere il fiume splendente di luce dell'Empireo. Il verbo conflare, continua la Chiavacci, è riconducibile all'arte metallurgica come è attestato in Isaia II 4 e nelle Georgiche I 58 e "Dante trasporta il verbo tecnico a significare la (...) compenetrazione in Dio della molteplicità dell'universo". Per quanto concerne l'aggettivo fulvido, sul quale grava una incertezza testuale (fluvido attestato dalla maggioranza dei codici), la Chiavacci giudica dirimente il latinismo sottostante: fulvum aurum virgiliano già segnalato da Petrocchi rinforzato dall'altra scheda proposta: Cassiodoro, Variae IX 3. La Chiavacci conclude con una nota di storia della critica dantesca sottolineando come già lo Gmelin parlasse di "latinismi trascendentali".

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