Arrigo Castellani, Sul codice Laurenziano Martelliano 12, (pp. 85-97)

dichiara di compiere quanto si era proposto in calce al suo articolo su La Toscana dialettale d'epoca antica ("Studi Linguistici Italiani" XXIII , 1997, pp. 3-46; 219-254) e dopo aver fornito una esaustiva descrizione del codice ne ricostruisce la formazione nei primi decenni del Trecento. Individuate nel ms. tre sezioni principali scritte da diverse mani (a, b, g), dopo aver ragionato sulle forme, conclude ch'esso si compone di una parte più arcaica afferente all'area di Città di Castello contenente i Conti di antichi cavalieri, le rime del Cavalcanti e la seconda sezione di rime dantesche. Tuttavia il codice per altri elementi formali non può essere stato scritto a Città di Castello poiché manca la i postonica usata in luogo della e, tratto distintivo del castellano rispetto agli altri dialetti dell'area della toscana orientale e umbria settentrionale. A esclusione del fascicolo contenente i Conti di antichi cavalieri pare plausibile al Castellani che il codice sia stato esemplato e decorato a Gubbio, quindi sia stato portato a Firenze prima della metà del Trecento e qui completato da successive tre mani oppure sia rimasto a Gubbio fino alla seconda metà del Trecento. Se si accettasse la seconda ipotesi, fa notare Castellani, sarebbe di un Eugubino la mano che attribuisce a messer Caccia da Castello la ballata Poi a natura humana, con maggior facilità che far potesse un Fiorentino. In appendice al contributo sono prodotte l'edizione critica della ballata di messer Caccia da Castello e la Lettera "A" del volgarizzamento dell'Esposizione dei Sogni.

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