Giuliano Tanturli, Filologia cavalcantiana fra Antonio Manetti e Raccolta Aragonese, pp. 311-320

ripropone il nodo relativo alla tradizione dei testi del Cavalcanti tradito dal Chigiano L VIII 305 (Ca) del '300 e poi da due mss. del '400: Capitolare 820 di Verona (Cap2) e la Raccolta aragonese (Ar). Dopo aver posto il problema dell'apparentamento dei codici su correzioni comuni piuttosto che sulla patologia del testo, analizza il Cap2 e ne sottolinea la natura non solo miscellanea ma composita di fascicoli scritti per lo più da A. Manetti. E non solo: la genesi del codice non è unitaria neppure "per quelle carte tutte di mano di Antonio Manetti, e per quei testi, in qualche modo omogenei di pertinenza dantesca e di poesia volgare". Tanturli sostiene che il materiale non giunge da un unica fonte e di questo fatto propone il corollario: per le tre canzoni di Cino, per O patria degna, per la Vita di Dante, i sonetti danteschi, le rime del Cavalcanti e di Bonaccorso, Cap2

risulta collaterale a Ar. Dopo aver ulteriormente articolato il suo discorso filologico conclude che in Ar ci sono tanto alcune lezioni provenienti da Cap2 e non da un antigrafo comune, tanto lezioni di Ca che Cap2 ignora o cambia.