Giancarlo Savino, Dante addentato, pp. 283-298.

Di una burla ordita nel nome di Dante e raccontata da Roberto Ridolfi parla il Savino. Orditore Giovanni Livi (1855-1930), direttore dell'Archivio di Stato di Bologna, beffato l'illustre dantista G. Lando Passerini. Materia della beffa: un documento che riferisce un alterco avvenuto a Bologna tra Dante Alighieri e un tal cancelliere bolognese Pellegrino di Giovanni Gozzoli, il quale nella foga della lite morsicavit eum (Dante) in digito grosso. Savino riesamina la questione assumendo "la pregiudiziale dell'autenticità". Ripropone una ricognizione cronologia, riesamina la grafia e afferma essere sufficiente la perizia calligrafica che del documento fece lo stesso Piattoli, seppure noti una anomalia, e cioè predicta scritto per esteso piuttosto che con la p tagliata, dichiara, infine, di non aver trovato traccia del processo contro Pellegrino Gozzoli tra le carte dell'Archivio di Stato di Bologna. Conclude tuttavia con certezza che al principio di questa storia ci sia la "faccia tosta di Giovanni Livi", infatti dopo l'esame delle altre carte di Bologna, scritte in minuta cancelleresca, scrive lo studioso, è francamente inverosimile "che l'appunto preparatorio di un processo penale (...) sia stato allestito con tanta eleganza calligrafica".