Michelangelo Picone, "Inferno" II: l' "altro viaggio", pp. 249-260.

Picone identifica la selva nella quale finisce Dante in Inf. I con un ostacolo esteriore, a cui segue in Inf. II la necessità di tenere altro viaggio ovvero di superare un altro ostacolo, questa volta interiore. Nel II canto si consuma il superamento del dubbio interiore per il tramite delle "tre donne" in anticipazione prolettica della visione di Dio. Nel passare, dunque, "dal I al II canto dell'Inferno si cambia genere letterario, si va da un poema allegorico, modellato sul Roman de la Rose o sul Tesoretto (...), a un poema epico-romanzesco modellato sull'Eneide di Virgilio e sul romanzo oitanico". (E non posso non ricordare, a tal proposito, ancora una volta la posizione del Rajna dantista, il quale si pose il problema dei generi letterari in relazione alla Commedia poema intermedio tra quello epico cavalleresco d'oltralpe e quello classico-cristiano delle catabasi e dei viaggi). Dal canto I al canto II si passa da una allegoresi delle personificazioni di forze morali e spirituali (allegoria dei poeti) ad una più propriamente teologica "fondata sul concetto di 'figura'" (allegoria dei teologi) cioè a dire che il Virgilio, ragione, del canto I diviene il Virgilio poeta nel canto II. Ciò premesso Picone fornisce uno schema di "segmentazione compositiva" di questo secondo canto portatore di una struttura innovatrice rispetto al precedente e basato sulla sola mimesi, non più sull'alternanza di mimesi e diegesi, osserva la presenza di diversi livelli compositivi che si intersecano e individua nel "racconto di Beatrice" (94-100) il nucleo del canto come della Commedia. In "questa soglia testuale" continua Picone, si trova "enunciato il valore assunto da tale viaggio rispetto ad altri viaggi della cristianità". Quindi vengono analizzati i "modelli" secondo i quali si sviluppa narrazione e viaggio (aggiungere: e si) afferma che è Beatrice il ché e il come del viaggio nell' aldilà. Chiude l'articolo l'asseverazione interpretativa, in un ben disputato luogo del canto (II 76-78), della ipotesi che riferisce il "sola per cui" alla donna e non alla virtù (ribadita da F. Mazzoni nelle "LC" XXIII, 1994, pp. 85-125 alle pp. 108-118) promuovendo così il modello della descensus di Beatrice a "paradigma supremo del fatale andare". (recensione di claudia di fonzo)

Romanisches Seminar dell'Università di Zurigo