Luciana Mosiici, Nella bottega di Accordo di Segadore, pp. 211-223.

Prosecuzione ideale dell'articolo di Renato Piattoli del 1933 ("SD" XVII, pp. 55-96), questo contributo riconsidera la presenza degli Alighieri nella terra di Prato a partire dal protocollo di Ser Iacopo di Pandolfino, di cui si implementa (rispetto al Piattoli) la parte documentaria in appendice. Tutti gli Alighieri, scriveva Piattoli, "si impicciarono in operazioni" quali l'usura e la compra-vendita di beni immobili" e Prato pare esser stato il loro terreno preferito "anche per mezzo di alleati". In tale contesto incontriamo la figura di Accordo di Segadore, uno dei "più industriosi usurai della Prato di allora", secondo solo ai Pugliesi. La Mosiici comincia lì dove Piattoli concludeva e sfogliando il Protocollo ricostruisce l'attività degli operatori economici intorno alla bottega di Accordo registrando nomi e vicende. Ciò facendo dimostra la validità dell'ipotesi già proposta dal Piattoli, quella cioè che i possedimenti venduti dagli Alighieri a Toringo di Pugliese "fossero appartenuti in gran parte a Ugolino di Barca".

indietro