Lucia Lazzerini, L'"allodetta" e il suo archetipo. La rielaborazione di temi mistici nella lirica trobadorica e nello stil novo, pp. 165-188,

parte dalla riconsiderazione dell'allodetta di Par. XX 73 per enucleare non le differenze ma le uguaglianze con la lauzeta di Bernart de Ventadorn nella preliminare considerazione che di senso mistico si possa parlare anche per la lauzeta e non solo per l'allodetta. Detto ciò la Lazzerini nota come il prestito dantesco possa essere non solo tematico esornativo ma coinvolga altri livelli di lettura e consonanze con la mistica coeva e posta l'idea di una natura tutta astratta e simbolica della donna ventadoriana, conclude dopo un ricchissimo e pertinente etalage di riflessioni sui testi, alla luce della dottrina agostiniana: nella canzone di Bernart "l'amante di Can vei la lauzeta s'inscrive nel novero di coloro che "ipso quem videre vehementer desiderant, fulgore feriuntur" lirico antesignano di quei miseri esclusi dal joi che "dopo lo desiderio de la perfezione caggiono in fatica di sospiri" (Conv. III xii 11) - m'an mort li sospir de preon-, perché celeis cui si rivolge il suo amore è, come la dantesca Filosofia, "druda de la quale nullo amadore prende compiuta gioia" (Conv. III xii 13)" (p. 178). Tuttavia la studiosa non intende celare le aporie anzi le svela e le discute notando come se le domnas fino alla IV strofe potevano suggerire sovrasensi allegorici nella strofa successiva è difficile che sia così. Per questo cambiando percorso lungo il "sentiero dei sovrasensi" analizza le Allegorie attribuite a Rabano Mauro ove femina vale "affectus carnalis" e giunge alla ulteriore conclusione che le coblas unissinans di Bernart potevano proporsi come un canto sulla contemplazione e la lauzeta come figura dell'anima. In tal senso la metafora è integumentum da togliere per abbracciare l'ipostatizzata verità: del resto il desiderio di contemplare la donna amata senza veli è topos letterario della lirica provenzale e non solo di quella.
 

Università degli Studi Di Firenze