14 Amilcare A. Iannucci, Il limbo dei bambini, pp. 153.

A dimostrazione di tre tesi fondamentali: l'esistenza di un legame intrinseco tra poesia e teologia, l'utilizzo incessante (da parte di Dante) di fonti teologiche diverse e l'applicazione di due strategie d'utilizzo di tali fonti ("trasferimento intertestuale" e "differimento intratestuale"), Iannucci usa come specimen la questione del Limbo dei bambini. Il limbo di Dante presenta non pochi elementi di novitas almeno nell'accezione in cui di novitas si può parlare per il Purgatorio stesso, pur considerando gli imprenscindibili recuperi di Alison Morgan in relazione alle letteratura visionistica mediolatina (cfr. anche C. Di Fonzo, Ancora sul "framework" dantesco, in "Electronic Bulletin of Dante's Society of America", January 1999, http://www.princeton.edu/~dante). Iannucci sostiene giustamente che Dante spigolò dalla teologia la "discrepanza circa l'esatta collocazione del Limbo e la sua relazione topografica con il resto dell'Inferno" e unificò in un solo Limbo quello dedicato ai padri con quello dedicato ai bambini e per entrambi si attenne alla formula di S. Bonaventura per cui le anime dei piccoli devono essere poste in tale stato che è quasi medio tra i beati e il fuoco dei dannati, stato nel quale non è tristezza, né letizia. Detto ciò Iannucci fa notare la strategia usata da Dante ovverosia quella del "trasferimento intertestuale" per la quale Dante si impadronisce di un concetto teologico e ne estenderne l'uso: dalla condizione dei bimbi nel Limbo a quella dei padri antichi. L'altra strategia è quella del "differimento intratestuale". Con questo artificio, continua Iannucci, Dante dopo aver proposto la problematica teologica del destino dei bambini in altro luogo e per altre vie ne propone la soluzione. Infatti in Par. XXXII S. Bernardo torna sulla questione del destino dei bimbi. Conclusione: i bambini non battezzati che incontriamo in Inf. IV e il loro destino viene ripreso e risolto nella "rosa" di Par. XXXII.