Guglielmo Gorni, "Vita Nova", libro delle "amistadi" e della "prima etade" di Dante, pp. 113-127,

 

presenta "una rapsodia di citazioni dantesche sull'amicizia" a sostegno dell'idea che Vita Nova significhi non "vita rinnovata" (dall'amore per Beatrice), ma prima etade o adolescenza e dunque i primi venticinque anni della vita dell'uomo. La critica quasi compatta preferisce "l'ipotizzata palingenesi" (vita rinnovata) all'ipotesi cronologica (vita giovanile) che pure si colloca entro la tradizione del novus virgiliano. Roncaglia riconosce entrambe le possibilità pur privilegiando la prima. Gorni scrive che la "gioventudine", hapax in Dante, è l'emblema della Vita Nova e aggiunge che "una via per collegare Vita Nova a 'prima etade' è quella dell'amicizia". Dell'amicizia parlava il Favolello di Brunetto ove l'amico raccomandabile è "l'amico di fatto" (117) il quale se fai cosa valente /la spande tra la gente. L'amicizia, come molte altre cose, nella trattatistica medievale è sottoposta a gradazioni. Così per Dante esiste una classifica e nel De Vulgari cinque sono gli amici di cui il quinto, forse Manetto Portinari, è amico "immediatamente dopo lo primo". E Dante usa l'appellativo libello per designare la Vita Nova e il De senectute forse per designare due età dell'uomo: l'adolescenza e la vecchiezza. In effetti nella rappresentazione antifrastica che nel Roman de la Rose si fa della "Junece" e della "viellece" ricorre tanto la citazione di Cicerone (4426) quanto la distinzione tra "junece" e "enfance" (4529-34).

Gorni conclude osservando quanto sia decisivo operare la connessione tra le età dell'autore e le opere: Vita Nova opera della gioventudine o adolescenza, Convivio opera "temperata e virile" della seconda età ossia della giovinezza o gioventute e nel mezzo di tale età si colloca la Commedia che "riempie la parte declinante dell'arco della vita".