Firenze, 29 aprile 2014 (Santa Caterina) di Alvise Acidula

Dante Alighieri

 

Se un giorno giungessi a me

Vestito di luce, camminando sulle acque

come naufrago felice, portato dalla corrente

sulla zattera della mia vanità

Ti inviterei a restare

E a trascorrere  con me tutta la notte.

Improvviserei un riparo nel cuore

Ti chiederei di accendere un fuoco.

E di sedere alla mia tavola

Imbandirei del pane

e verserei del  vino, magari caldo

io Enea e tu Didone,

falerno e frutta

per  distillare gli istanti e le parole

del tuo racconto, o forse ,

chissà,

del mio racconto

della tua vita.

Mi ascolteresti paziente

E tetragono come lo fosti ai colpi di ventura?

Accoglieresti il vibrare delle mie passioni

Non ancora purgate dall’igneo purgatoriale?

Spezzeresti con me

Come fosse anche mia

L’opera tua e l’ingegno

Che mi ha condotto a seguirti

Per tutti questi anni?

Partiresti con me alla volta di Notre Dame

Per godere forse di nuovo ,

e con me,

dell’inno alla vergine che tu hai scritto

anzi per sussurrarmelo all’orecchio

mentre il cielo rosseggia e l’ora

intenerisce il cuore?

Ho desiderato ardentemente  questa notte

Ma non so se saprò rimanere sveglia

Ad attendere l’alba

A contemplare  

Il Paradiso e il suo recirculare

O se piuttosto mi abbandonerò

 anima semplice che sa nulla

sulla tua spalla, quieta.

Un dolce naufragio  sarà l’approdo.

Scala all’oltre la poesia.


l'autore ha pubblicato in GRADIVA     Olschki Editore (PDF)

menzione nel 2009  Scrivere Donna